RECENSIONI

Le Scienze - Scientific American
Un ponte tra fisica e filosofia
Comprendere il mondo è una delle più antiche aspirazioni dell’uomo, e le vie per raggiungere lo scopo sono la speculazione filosofica e l’investigazione scientifica. Tra questi due aspetti dell’indagine conoscitiva, strettamente fusi nella cultura antica, si è creata una tragica frattura che necessita di essere ricomposta. Per fortuna non sono mai mancati individui convinti della fondamentale unità del pensiero umano.Le più importanti rivoluzioni scientifiche del secolo scorso, la relatività e la meccanica quantistica, hanno imposto una radicale revisione delle idee derivate dalla «fisica classica»: la concezione dello spazio e del tempo, della causalità, del determinismo, e hanno addirittura condotto a mettere in dubbio la validità stessa della conoscenza scientifica. Emerge così la necessità di una riflessione critica mirata a individuare cosa ci dicano sul mondo le nostre teorie più accreditate e di lucide analisi epistemologiche fruibili da entrambi i gruppi in gioco, i filosofi e gli scienziati, e anche da un pubblico più vasto.In questa prospettiva non può che fare piacere un libro che getta un ponte tra le due culture e che è un’opera di alta divulgazione scientifica. Il testo si articola in quattro monografie dedicate rispettivamente alla relatività, alla termodinamica, alla meccanica quantistica e alla causalità.
Il primo saggio, di Mauro Dorato, identifica nei concetti di spazio e di tempo gli elementi centrali per l’organizzazione della conoscenza del mondo, illustra le varie posizioni filosofiche circa questi
argomenti e discute le rilevanti implicazioni della visione relativistica. L’articolo è ben organizzato, interessante e profondo; la sola riserva riguarda l’uditorio cui è rivolto. Da un lato la trattazione filosofica fa riferimento a ricerche recentissime, da specialisti, dall’altro, la parte scientifica mi sembra poco fruibile dai non addetti ai lavori per la sua sofisticazione matematica.
Il secondo saggio, di Nino Zanghì, affronta l’approccio statistico, e tratta temi di grande rilevanza concettuale quali l’irreversibilità con lucidità estrema. Il linguaggio è piano, e la trattazione semplice pur essendo appropriata e rigorosa. Oltre al suo interesse intrinseco questa parte del testo svolge la funzione di condurre il lettore a cogliere pienamente il significato della nozione di tipicità che giocherà un ruolo cruciale nella parte che segue.
In essa Valia Allori e lo stesso Zanghì trattano della meccanica quantistica delineandone lo sviluppo storico, puntualizzandone i problemi e identificando le tematiche che tuttora richiedono di essere chiarite. La trattazione ha un carattere particolarmente originale e va direttamente al cuore dei problemi. Uno degli obiettivi del saggio è analizzare la versione di Bohm della teoria, ma per raggiungere questo scopo esso presenta un’illuminante e rigorosa riflessione critica sul senso stesso della nostra migliore teoria. Questo tema è sviluppato in modo magistrale e a un livello impegnativo ma fruibile da un vasto pubblico. Solo la parte finale risulta decisamente più tecnica e non facile da assimilare.
Il libro si conclude con un breve ma significativo saggio di Federico Laudisa nel quale si riconsidera il problema della causalità nella fisica moderna toccando molti punti sottili e importanti: per esempio quelli legati alla natura non locale dei processi quantistici. Appropriatamente l’autore tiene distinti i ruoli del determinismo, della causalità e della predicibilità, e analizza il delicato problema di stabilire nessi causali in un contesto fondamentalmente non locale e quello di elaborare una formulazione relativistica del processo di macro-oggettivazione. Il saggio rappresenta una lettura non semplice ma di notevole interesse.
Concludendo, mi sento di raccomandare con convinzione questo bel libro a tutti coloro che credono nella necessità di indagini mirate a comprendere veramente di che cosa parlino le teorie scientifiche e quale valore conoscitivo esse abbiano, un risultato che si può raggiungere solo a partire da una seria, approfondita e non facile analisi critica quale quella presentata dagli autori.

di Giancarlo Ghirardi, febbraio 2007
http://lescienze.espresso.repubblica.it/recensione/Un_ponte_tra_fisica_e_filosofia/1282625


Il Sole 24 Ore
Filosofia dell fisica: Diamo tempo alla materia
Una caratteristica sorprendente del panorama filosofico contemporaneo e' che, mentre esiste una filosofia della mente in costante diffusione anche presso i non specialisti, lo stesso non sembra valere per la filosofia della fisica. Le ragioni di questa asimmetria tra “mentale” e “fisico” sono molteplici. In particolare, da un lato il grande sviluppo della scienza della mente ha stimolato a riflessione filosofica su temi sensibili come la natura del pensiero, la razionalità , l'identità personale, la soggettività, la libertà' del volere. Dall'altro gli sviluppi concettualmente più affascinanti delle teorie fisiche, che stanno a poco a poco incrinando, se non sovvertendo, l'immagine del mondo che si era consolidata durante il '900 appaiono spesso al di là delle possibilità' di lettori (compresi i filosofi professionali) privi delle necessarie competenze matematiche.
E tuttavia e' difficile negare l'esigenza di una filosofia della natura (una philosophia naturalis nel senso classico) adeguata alle effettive conoscenze fisiche circa il mondo in cui viviamo. Il problema non riguarda un singolo campo di studi, sia pur affascinante, ma concerne la natura stessa del naturalismo come Weltanschauung complessiva che sempre più' sat conquistando centralità' filosofica. Se e' vero che in un contesto naturalistico la fisica si propone come l'ovvia metafisica della nostra epoca, prima di argomentare pro o contro questa posizione e' opportuno saperne di più' sulla natura della fisica attuale. “la vera difficoltà' – scriveva Einstein a Schroedinger nel 1935 – sta nel fatto che la fisica e' un tipo di metafisica: la fisica descrive la “realtà'”. Ma noi non sappiamo che cosa sia la realtà, se non attraversi la descrizione fisica che diamo di essa”
Questo passo compare nel volume
La natura delle cose: Introduzione ai fondamenti e alla filosofia della fisica, scritto da Valia Allori, Mauro Dorato, Federico Laudisa e Nino Zanghi', e ben si presta a sintetizzare le preoccupazioni teoriche degli autori. Dire che la fisica fornisce la metafisica del nostro tempo non basta, occorre comprendere che tipo di metafisica viene presupposta e proposta: da un lato gli sviluppi della fisica mettono in questione il modo tradizionale di concepire spazio, tempo, materia, causalità; dall'altro l'interpretazione che i fisici danno del formalismo matematico delle loro teorie e' guidato da “presupposizioni” filosofiche” che e' importante esplicitare. Il libro affronta cosi' quattro aree tematiche: la filosofia dello spazio e del tempo (affascinante la discussione sulla realtà' oggettiva del divenire), i fondamenti della meccanica statistica ( e il problema della “freccia del tempo”), la meccanica quantistica (di cui sono presentate anche letture non ortodosse) e il ruolo della causalità' della fisica (con una discussione molto interessante circa la natura oggettiva o dipendente-dalla-mente della causalita'). Il risultato e' un testo impegnativo, ma che vale la fatica. E soprattutto offre ad amici e nemici della visione fisica del mondo l'opportunità di sapere di che cosa stanno parlando.
di Michele di Francesco
12 Marzo 2006


Il Giornale di Filosofia

La produzione epistemologica in lingua italiana sta maturando un approccio sempre più specifico, in stretta connessione con le più significative teorie disciplinari. Valia Allori, Mauro Dorato, Federico Laudisa e Nino Zanghì propongono un’Introduzione ai fondamenti e alla filosofia della fisica che discute i più recenti apporti della fisica soprattutto in ambito relativistico e quantistico. Gli autori testimoniano con la propria formazione professionale la pertinenza di un’epistemologia che vive di un doppio specialismo, insieme fisico e filosofico: Allori e Zanghì sono fisici con propensioni filosofiche, mentre Dorato e Laudisa sono filosofi che hanno maturato studi in fisica e in matematica.
Il volume, di taglio prevalentemente analitico, intende porsi nel solco del rinnovamento della tradizione della “filosofia naturale”, nata con Galilei, e percorre il rapporto tra fisica e filosofia in una doppia direzione: da un lato ricerca nelle teorie fisiche più consolidate la possibile soluzione di problemi tradizionali della filosofia della natura (relativi a spazio, tempo, materia, causalità), provando «a rendere esplicite le presupposizioni filosofiche che sono comunque presenti nell’interpretazione che i fisici danno del formalismo matematico»; dall’altro si interroga su come la filosofia dovrebbe confrontare le proprie teorie con i risultati della fisica, richiamandosi al «rigore della migliore tradizione filosofica [che] viene impiegato per interpretare le teorie fisiche» (p. 10). Si può riconoscere in tale impegno la proposta originaria dell’epistemologia novecentesca che – da Moritz Schlick, ad Hans Reichenbach, a Gaston Bachelard - ha inteso “tradurre” i problemi gnoseologici tradizionali nel linguaggio delle nuove teorie fisiche, teoria della relatività e meccanica quantistica per l’appunto. Il libro, come dichiarano gli autori, «non presuppone una formazione scientifica sofisticata, e si rivolge idealmente a fisici e filosofi curiosi l’uno del campo dell’altro» (p. 11), ma appare più probabile il primo caso che non il secondo, anche perché l’abbandono del vezzo diffuso di eliminare il formalismo matematico rende più difficoltosi alcuni passaggi più tecnici (che tuttavia si possono tralasciare nella lettura).
Muovendo da un «punto di partenza decisamente realistico» (p. 10) gli autori rendono conto della dimensione filosofica delle argomentazioni dei fisici, mettendo in risalto il loro rapporto con il formalismo matematico.
Il libro si divide in quattro capitoli, nei quali gli autori hanno rispettato le reciproche competenze.
Dorato affronta le questioni connesse ai concetti di spazio e tempo nelle teorie relativistiche (La filosofia dello spazio e del tempo), sviluppando un tema già trattato con Giovanni Boniolo nel saggio Dalla relatività galileiana alla relatività generale, in G. Boniolo (a cura di), La filosofia della fisica, Mondadori, Milano 1997, pp. 5-167.
L’autore divide la trattazione in relazione a tre problemi: il problema ontologico della natura dell’esistenza dello spazio-tempo; il problema epistemologico della distinzione tra fatti e convenzioni; il problema filosofico del divenire temporale.
In merito al primo problema vengono messe a confronto la concezione “relazionista”, secondo la quale lo spazio e il tempo sono solo relazioni tra eventi e corpi, e la concezione sostanzialistica, che prevede l’esistenza indipendente di spazio e tempo rispetto ai corpi fisici. La soluzione adottata si configura come un «realismo spaziotemporale di tipo strutturale» (p. 128) e pone in un rapporto di continuità la filosofia dello spazio-tempo di Newton con lo spazio-tempo della relatività generale, riconoscendo tuttavia che quest’ultima, eliminando il concetto di forza, ha definitivamente “deantropomorfizzato” la fisica. Il problema filosofico del divenire temporale assume per Dorato un valore sintetico rispetto agli altri due, in quanto tocca la questione ontologica della realtà del tempo e insieme quella del confine tra la realtà oggettiva e le nostre costruzioni mentali.
Zanghì si sofferma sul concetto di probabilità statistica in termodinamica (I fondamenti concettuali dell’approccio statistico in fisica), a partire dalle ricerche di Boltzmann sulla teoria atomica dei gas. La trattazione affronta la nozione di tipicità dell’equilibrio termodinamico e quella del problema della freccia del tempo, ovvero della direzionalità dei processi fisici in ordine a grandezze irreversibili. Risulta interessante la notazione sulla continuità tra la moderna teoria dei sistemi dinamici complessi e lo studio, da tempo diffuso, delle equazioni differenziali che descrivono le condizioni iniziali di un sistema deterministico.
Lo stesso Zanghì, insieme ad Allori, propone nel terzo capitolo (Un viaggio nel mondo quantistico; il più ampio del volume, pp. 229-394) un piccolo manuale sui fondamenti della meccanica quantistica, che contempla le sue principali interpretazioni e si sofferma sugli approcci più recenti, come quello proposto da Gian Carlo Ghirardi, Alberto Rimini e Tullio Weber nel 1985, che interpreta la legge unitaria di evoluzione dello stato quantico e il collasso della funzione d’onda come casi limite.
Zanghì e Allori appoggiano una prospettiva realistica che accetta una «ontologia primitiva» dei fenomeni quantistici, che attesta «ciò che fondamentalmente esiste secondo la teoria» (p. 388).
Infine Laudisa tematizza la riflessione sulla causalità alla luce della fisica del Novecento (La causalità in fisica), sulla scia di un volume recente (Causalità. Storia di un modello di conoscenza, Carocci, Roma 1999). Vengono esaminate le teorie probabilistiche della causalità, che «prescrivono che una causa non determini l’occorrenza dell’effetto ma ne aumenti la probabilità» (p. 399), con particolare riferimento alle tesi di Reichenbach.
La divaricazione fra la concezione della causalità come aspetto oggettivo degli eventi di natura e quella che la intende come una categoria della mente viene risolta alla maniera di Hume, riconoscendo il carattere costitutivo della relazione tra causa ed effetto nella razionalità umana e giustificando l’induzione come qualcosa che «si impone su di noi come un sentimento originario profondamente radicato in quella contingente struttura fisica che è la nostra mente» (p. 423).
Il volume, dotato di un utile indice analitico, risulta efficace per il notevole aggiornamento tematico e per l’indiscutibile privilegio dedicato alla tradizione analitica. Esso mantiene però il vezzo dell’anglofilia, fino a citare in bibliografia opere prevalentemente di lingua inglese, trascurando del tutto l’epistemologia francese, che pure con Henri Poincaré, Louis De Broglie (citato soltanto per la sua nota relazione al Congresso Solvay del 1927, in inglese), Bachelard e ora con David Ruelle (citato per la traduzione italiana di Hasard et chaos, O. Jacob, Paris 1991) e Roland Omnès (anch’egli citato per un solo articolo in inglese del 1988, a fronte dei suoi più ampi contributi in meccanica quantistica – come Introduction à l’étude des particules élémentaires, Èdiscence, Paris 1971 – e opere di sintesi più generali, come L’univers et ses métamorphoses, Hermann, Paris 1973 e Philosophie de la science contemporaine, Gallimard, Paris 1994), ha fornito un suo originale contributo alla filosofia della fisica, oltre che consegnare letture e argomenti ai principali protagonisti dell’empirismo logico.

di Gaspare Polizzi, 20-03-2006
http://www.giornaledifilosofia.net/public/scheda_rec.php?id=66

ANSA

Libri: 'La Natura delle Cose', a braccetto come agli albori del mondi greco, oggi la filosofia della fisica
Il filosofo Zenone d'Elea concepi' il famoso paradosso matematico di 'Achille e la tartaruga', secoli dopo il suo collega Archimede di Siracusa intui' il principio di idraulica che porta il suo nome. Agli albori della civilta', filosofo coincideva con matematico, entrambi erano alla ricerca di una spiegazione dei fenomeni naturali e per lungo tempo andarono a braccetto...fino ai tempi di Copernico e Newton quando, con 'la rivoluzione scientifica', lo studio della fisica comincio' a conquistare
sempre piu' autonomia. E oggi, negli anni Duemila, quando le apparenze sembrerebbero dividere sempre piu' le discipline scientifiche da quelle umanistico-filosofiche, accade il contrario: inaspettatamente si tende a farle riconvergere. E si parla di 'filosofia della fisica'.
A questo tema e' dedicato 'La natura delle cose', il cui sottotitolo e' appunto 'introduzione ai fondamenti e alla filosofia della fisica', volume edito da Carocci (447 pagine - 31,10 euro) scritto a piu' mani da Valia Allori, una giovane laureata in Fisica all'universita' di Milano che, non a caso, sta completando un dottorato in Filosofia alla Rutgers University; Mauro Dorato, laureato in Filosofia e in Matematica all'Universita' di Roma La Sapienza; Federico Laudisa, professore di Filosofia della Scienza all' Universita' di Milano-Bicocca; Nino Zanghi', professore di Fisica teorica all¹Universita' di Genova. Non bisogna dimenticare che ''fisica e filosofia intrattengono ancora oggi, non meno che all'epoca di Galilei'', dicono i quattro autori nell'introduzione, ''relazioni profonde e complesse'', cui ''soprattutto dalla seconda meta' del Novecento hanno dato impulso numerosi studiosi con una formazione mista, in grado di rinnovare la tradizione della 'philosophia naturalis' tipica dell'epoca moderna''. Gli autori sottolineno infatti come ''le due teorie della relativita', la meccanica statistica e la meccanica quantistica hanno indubbiamente modificato in modo profondo il nostro modo di concepire spazio, tempo, materia, causalita''', nonche' il rapporto tra l'universo fisico e chi lo osserva, tutte cose che erano gia' al centro della discussione filosofica anche ai tempi di Zenone e Archimede.
Si tratta dunque, ''non soltanto di capire - argomentano Valia Allori e compagni - come la Filosofia dovrebbe confrontare le proprie teorie con i risultati della scienza che e' a fondamento dello studio della natura (la Fisica appunto), ma anche di provare a rendere esplicite le presupposizioni filosofiche che sono comunque presenti nell'interpretazione che i fisici danno del formalismo matematico''.
Cosi', in questo loro libro, i quattro filosofi-scienziati da una parte usano le teorie della fisica per saggiare le teorie filosofiche - tradizionalmente rivali - sulla natura dello spazio e del tempo, della materia e della causalita', dall'altra utilizzano il rigore concettuale proprio della Filosofia per interpretare le nuove teorie della Fisica. Il volume e' suddiviso in quattro capitoli: 'la filosofia dello spazio e del tempo', scritto da Marco Dorato; 'i fondamenti concettuali dell'approccio statistico in fisica', di Nino Zanghi'; 'un viaggio nel mondo quantistico', di Valia Allori e Nino Zanghi'; 'la causalita' in fisica', scritto da Federico Laudisa. Quattro capitoli distinti, dunque, in modo che ciascuno di essi rispecchi parzialmente le competenze di ognuno, ma tutti frutto comunque di ''lunghe e vivaci - dicono - conversazioni tra di noi''. (ANSA).

BRA (Francesco Brancati)
2005-12-28 11:19:00 NNN

Quotidiano Nazionale – La Nazione – Il Resto del Carlino – Il Giorno
La filosofia delle fisica: Nuovi metodi di confronto
La teoria della relativita' , la meccanica statistica e la meccanica quantistica hanno rivoluzionato il nostro modo di concepire spazio, tempo, materia, probabilita' e causalita', nonche' il rapposrto tra universo fisico e osservatore, nozioni, queste che sono state al centro della discussione filosofica dal mondo greco fino ai nostri giorni. Il volume intende suggerire non solo nuovi metodi di confrono tra fisica e filosofia, ma prova altresi' a rendere esplicite le presupposizioni filosofiche che sono presenti nell'interpretazione che i fisici stessi danno del formalismo matematico. Interpretare significa cercare di comprendere che cosa ci dicono le teorie fisiche intorno al mondo, un compito che, pur essendo eminentemente filosofico, ha visto impegnati i migliori fisici della tradizione occidentale, in un dibattito che a tutt'oggi non puo' considerarsi concluso.
Andrea Sermonti- Studio Sermonti



... e qui c'e' chi purtroppo ha trovato il libro una delusione...


Galileo, giornale di scienza e problemi globali
La difficile natura delle cose
Senz’altro dotto e di notevole spessore culturale, “La natura delle cose” (titolo che, forse un po’ presuntuosamente, riecheggia il “De rerum natura” di Lucrezio) è tuttavia un libro di lettura non immediata che sembra riproporre l’annosa questione della divulgazione scientifica, eternamente dilaniata tra la Scilla del tecnicismo e la Cariddi della superficialità. È possibile cioè presentare al vasto pubblico un’introduzione ai fondamenti e alla filosofia della fisica (come recita il sottotitolo dell’opera) che sia da un lato rispettosa del rigore concettuale delle problematiche implicate e dall’altro ricorra il meno possibile alle “durezze” del linguaggio matematico? Ricordiamo che Stephen Hawking scrisse, nell’introduzione al suo celeberrimo best-seller Dal big bang ai buchi neri, che il suo editore lo aveva ammonito in merito asserendo che ogni formula matematica presente in un libro divulgativo dimezza il numero dei lettori. Sappiamo che quel libro di Hawking ebbe uno straordinario successo forse proprio per la presenza di una sola formula! Ma se è indubbiamente vera l’osservazione di quell’editore, ci possiamo tuttavia chiedere se sia davvero possibile apprezzare le sottigliezze concettuali, e dunque epistemologiche, del dibattito tra Einstein e Bohr sui fondamenti della meccanica quantistica senza ricorrere in alcun modo al formalismo della teoria, che fu proprio la materia del contendere di tale scontro intellettuale. O ancora, se sia possibile comprendere fino in fondo la portata della rottura epistemologica operata da Boltzmann nella sua versione del secondo principio della termodinamica senza far appello a concetti inerenti lo spazio delle fasi in termodinamica statistica o la nozione di “tipicità” nell’evoluzione di un sistema. Abbiamo citato questi che sono solo due dei grossi nodi su cui si soffermano gli autori nel secondo e terzo dei quattro saggi del libro (opera, rispettivamente, di Nino Zanghì e dello stesso assieme a Valia Allori), ma gli esempi si potrebbero moltiplicare. Onestamente chi scrive pensa che di alcune delle questioni attualmente più rilevanti in filosofia della fisica non si possa adeguatamente parlare senza il ricorso, almeno minimo, agli aspetti formali delle teorie fisiche in esame (relatività, meccanica quantistica e meccanica statistica). E indubbiamente molte opere divulgative non evitano questo nodo gordiano e cercano di dosare opportunamente il ricorso alla matematica nell’esposizione, nella consapevolezza che esso sia francamente inevitabile.Ci sembra tuttavia che in questo caso specifico l’operazione, pur lodevole e apprezzabile, sia purtroppo solo parzialmente andata in porto: escluso il saggio conclusivo di Federico Laudisa sulla causalità in fisica, di sapore più squisitamente concettuale e filosofico, e dunque più immediatamente fruibile, le altre tre parti del volume presentano non poche difficoltà di comprensione. Lasciando da parte il saggio d’apertura di Mauro Dorato, che onestamente troviamo abbordabile solo da un super specialista della relatività generale, quelli di Zanghì e di Allori (citati in precedenza) presentano una serie di ostacoli formali che rischiano di mettere a dura prova il “lettore quadratico medio” (tra cui si annovera anche il sottoscritto, pur laureato in fisica teorica). Per carità, non si vuole assolutamente mettere in discussione la sottigliezza dell’analisi presentata (specie nel saggio sulla meccanica quantistica), né ovviamente la competenza più che preclara degli autori. Ciò che dispiace è tuttavia ammettere che “La natura delle cose” si presenta forse come una grande promessa mancata: quella cioè di voler coinvolgere un pubblico più ampio di quello specialistico nel dibattito attuale sui fondamenti della fisica.

di Francesco de Stefano, 21 Maggio 2006
http://www.galileonet.it/recensioni/6931/la-difficile-natura-delle-cose

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